Le volute bianche
Della strada
T’accompagnano laggiù
Dietro al monte
Tra boschi di querce
Nella solitudine
Che un tempo
Raccolse
Le preghiere salmodianti
Dei monaci
E le grida imploranti della povera gente
Della montagna.
In fondo alla strada
L’immenso
Strano antico cipresso
Pare il segno
Dall’eternità.
(Anonimo)
Nell'Appennino
a sud-est di Bologna, percorrendo la strada della Futa in direzione di
Firenze e passando per la frazione di Rastignano, troviamo Pianoro. Il
territorio è articolato lungo due vallate poste sul torrente Zena
e sul Savena, collegate fra loro da un reticolo di strade di circa 300
km che mano a mano si elevano verso l'appennino. La natura è particolarmente
varia: da Bologna, lungo la prima parte della valle del Savena si scorgono
prospettive paesaggistiche notevoli, su zone calanchive e costoni di arenaria
di suggestiva bellezza (il Contrafforte pliocenico). Lungo lo Zena si
trova il Parco dei Gessi Bolognesi e Calanchi
dell'Abbadessa, in cui Doline, calanchi, altopiani, valli cieche
e rupi rocciose modellano in maniera suggestiva il territorio lungo una
fascia che, sviluppandosi in modo discontinuo trasversalmente alle valli,
culmina verso est nella imponente Vena del Gesso romagnola (anch'essa
parte del sistema delle aree protette regionali). Il parco abbraccia inoltre
i calanchi dell'Abbadessa, una spettacolare formazione che imprime al
paesaggio un aspetto di severa bellezza.
La zona comprende diverse frazioni: Botteghino di Zocca, Carteria, Gorgognano, Guzzano, Monte delle Formiche, Montecalvo, Montelungo, Pian di Macina, Pianoro Nuovo, Pianoro Vecchio, Livergnano, Tazzola, Rastignano, Riosto, San Salvatore di Casola, Sesto, Zena, Zula. Tra queste ci sono suggestive e particolari borgate, ricche di storia e attrazioni culturali.
E’
l’antico 'Romitorio', convento e poi parrocchia di Santa Maria di
Bortignano, detta in antico anche Bortignano, che fu fondato dai Padri
Carmelitani, per averne avuto donazione dai Loiani.
Vi si giunge da Livergnano lasciando la via Toscana ed imboccando la ripida
strada, che da Bortignano prende il nome, e che si diparte a sinistra
verso l’alto del borgo stesso, da cui dista un paio di chilometri.
Si aggira Monte Sconsola (m. 630) e, dopo il bivio di Serrasecca, si giunge
in una valletta, tra boschi di castagni e di querce, che conserva gelosa
l’ex convento e parrocchia come un tesoro, poi si scende la strada
privata, lasciando sulla destra l’antico 'Ospedale', e ci si trova
davanti ad una facciata di chiesa povera, inserita in un fabbricato che
ha tutte le caratteristiche di un convento.
A lato della facciata, sulla destra, c’è un grande e strano
antichissimo albero a forma di cono molto largo; questo è un bell’esemplare
di cipresso (cipressus sempervirens horisontalis alto 20 m. ed una circonferenza
di 3 m.).
L’antico albero è quasi intatto e credo che faccia parte
dei misteri della natura.
Il Calindri alla voce 'Livergnano' scrive : "ha nel suo distretto
l’Oratorio di S. Maria di Bortignano, già parrocchia e Convento
dei PP. Carmelitani della Congregazione di Mantova, soppresso nel 1652,
e a non molta distanza vi è un 'Ospedale' pè pellegrini".
Dimentica di aggiungere che mentre scriveva (1782) i Carmelitani di S.
Martino di Bologna, come riferiscono il Muzzi ed il Della Casa, vi erano
ritornati.
Il Muzzi, per la penna di un suo collaboratore, il dott. S. Aureli, riporta
sotto voce della Parrocchia di S. Giovanni Battista di Livergnano: <
Un solo oratorio esiste in detta Parrocchia in luogo denominato Borbognano
dedicato alla B.V. del Carmine che apparteneva anticamente alli PP. Di
S. Martino Maggiore di Bologna, ossia Carmelitani, ai quali succedettero
li Signori Rastrelli, ed in oggi è di proprietà delli Signori
fratelli Vivarelli>. Risulterebbe che la proprietà passò
successivamente ai sig. Crescentini, e nel 1922 ai signori Cevenini, le
cui figlie passarono in matrimonio con i fratelli Remo e Attilio Valisi).
Il Della Casa è più completo e scrive :
Nel territorio di Livergnano esistevano tre Chiese, che meritano un cenno
( Al tempo erano oltre a Bortignano, l’oratorio di S. Parisio, fatto
demolire perché collabente, e l’oratorio di S. Pietro dell’Ospedale,
distrutto dalla guerra).
Una chiesa che un tempo fu fiorente ed ha molte memorie si chiamava S.
Maria di Bortignano. Era situata nel confine di Gorgognano e, fino a metà
del secolo XV appartenne al suo plebanato. Nel 1451 Giovanni Loiani la
donò ai PP: Carmelitani di S. Martino di Bologna, riservandone
a se stesso e à suoi eredi il giuspatronato. Venuti i Carmelitani,
la chiesa di S. Maria di Bortignano venne frequentata da molti fedeli,
i quali pregarono i Padri di conservare il SS. Sacramento a loro vantaggio
spirituale.
Nel 1599 i Carmelitani, coll’ordine di Mons. Alfonso Paleotti, arcivescovo
di Bologna, assunsero la cura delle anime.
Questa chiesa, per la pietà e l’affluenza dei fedeli di Gorgognano
e di Levergnano, addivenne Parrocchia.
I PP. Carmelitani continuarono la cura delle anime fino al 1652, come
si rileva dai loro libri parrocchiali (archivio di S. Martino di Bologna:
Libri dei matrimoni e dei morti di S. Maria di Bortignano). In tale anno
essi per obbedire al decreto pontificio “Instaurandae regularis
disciplinae opus” di Innocenzo X, dovettero abbandonare il Convento
e la Parrocchia di S. Maria di Bortignano, che aveva pure cimitero proprio.
Non passò molto tempo prima del loro ritorno graditissimo, e vi
rimasero fino all’infausta soppressione napoleonica.
La partenza definitiva dei PP. Carmelitani da Bortignano segnò
la decadenza e la rovina dell’antica chiesa di S. Maria “sub
titulo Carmeli”, la cui venerata Immagine è festeggiata ogni
anno in Parrocchia.
Il 26 giugno 1886 il proprietario di Bortignano, con lettera autografa
diretta all’Arcivescovo Battaglini, promise di ristaurare decentemente
la sua storica chiesa, ma alle promesse non fecero seguito i fatti>.
A causa di questa incuria, l’arcivescovo ordinò la chiusura
dell’oratorio, che poi divenne un camerine adibito a deposito degli
strumenti di lavoro.
Fortunatamente la struttura della chiesa non subì particolari manomissioni,
se non il taglio del presbiterio per ricavarvi una scala che, da quanto
si può vedere, doveva essere povera cosa. La chiusura dell’oratorio
impose il trasporto delle suppellettili sacre in parrocchia, compresa
l’antica e venerata Immagine della Madonna del Carmine.
Dalle date riportate dai vari autori, si evince che la Madonna fu portata
a Livergnano alla fine del secolo scorso, o all’inizio di questo;
si spiega così come nei più vecchi sia rimasta la memoria
di una grandiosa e devota processione da Bortignano a Livergnano.
E che quel luogo sia stato particolarmente amato ed abbia creato radici
di fede e di appartenenza, lo si può vedere come anche oggi, in
occasione della Festa del Carmine, quando a Bortignano si fa la memoria
della B.V. e vi convengano molte persone da Livergnano e da Gorgognano.
La Immagine, risalente certamente al 1600 come gran parte delle immagini
della Madonna del Carmine, era di cartone romano e fu perduta durante
l’ultima guerra.
In alcune note dattiloscritte(Arch. Parrocchiale di Livergnano ) da don
Giovanni battista Sfondrini parroco a Livergnano durante il conflitto
ed i combattimenti (1944-45) si legge che, recatosi qui, tra una cannonata
e l’altra, a vedere cosa fosse successo nella sua chiesa, constatò
che la Immagine della Madonna del Carmine era stesa sull’altare
tutta sforacchiata : non erano buchi da schegge, ma ferite da coltello
o da baionetta.
Altro avvenimento importante fu la chiusura del cimitero parrocchiale,
che si presume sia avvenuta nel tempo stesso in cui definitivamente chiuso
l’oratorio, traslata la statua di Maria e tolto ogni segno sacro.
Unico segno rimasto è l’antica campana, datata 1736, ora
ricollocata nel suo campaniletto a vela. Distrutto nel ’45 ma ricostruito
nel giugno del 1990 da Giuseppe Dalmastri.
Il Della Casa ne fu testimone : < E’ in occasione dell’apertura
delle tombe del cimitero di Bortignano, cui io assistii, che alcuni ignoranti
e stolti quorum infinitus est numerus malignarono sul conto dei poveri
frati, che vi avevano avuto dimora, perché in quelle sepolture
si rinvennero cadaveri anche di donne.
La storia mette a posto le cose col dimostrare che a S. Maria di Bortignano,
essendo stata parrocchiale, vi si seppellirono tutti i parrocchiani di
quella curia. E siccome anche le donne sono mortali, così venivano
tumulate in quel cimitero dopo la morte. (Cfr. Lib. Dei morti della parrocchia
di Bortignano, presso Arch. Parr. Di s. Martino di Bologna). Gli attuali
proprietari hanno intrapreso con molta umiltà ed amore a risistemare
quel tesoro. E’ bastato rispettare l’esistente e far pulizia,
per cui son ritornati in evidenza i vecchi muri, gli antichi travi della
chiesa che, una volta puliti, hanno mostrato la loro antica patina, alcuni
fregi pittorici, i luoghi devozionali dov’erano posti le Immagine
della Madonna ed il Crocefisso.
Si son trovate tavelle con incise sopra figure ingenuamente tracciate
di Ostensori, calici con l’Ostia, forbici, galletti, cagnolini,
ed in alcune anche impressioni a calco di mani di bambini nonché
alcune con su incisa la data 1529. Si può pensare che i mattoni
e la calce fossero fatti e cotti <<in loco>>, come del resto
usavo a quel tempo, specie nelle campagne. Sono stati portati alla luce
affreschi di putti con rami di alloro e un’ultima cena che erano
stati nascosti nell’800 da controsoffitti in arelle e gesso.
E’ apparsa, oltre che all’esterno, anche all’interno
l’antica struttura del convento.
E’ un’azione di recupero che va riconosciuta ed elogiata poiché
si tratta di un luogo storico – religioso da vedere e da meditare.
Questo meraviglioso posto è di proprietà dei titolari di :
“QUELLI CHE IL TARLO…” di Naldi Fabio
Restauro di mobili antichi
Via Bortignano, 41 – Livergnano di Pianoro (BO)
Tel: 051/778802