Flora della zona


veduta di campi La vegetazione che copre i monti dell’appennino bolognese può essere divisa, dall’alto in basso, in tre zone o fasce: quella del faggio, del castagno ed infine quella della quercia. Se i faggi, presenti da 800 a 1700 m di quota, non sono presenti che eccezionalmente con singoli esemplari, sia il castagno che la quercia contraddistinguono la zona del M.te delle Formiche e della Val di Zena. A seconda dell’esposizione e del tipo di terreno su cui crescono, si distinguono boschi Mesofili, le cui piante richiedono una quantità minima e costante di umidità e i boschi Termofili, che tollerano situazioni più spinte di aridità. I primi sono caratterizzati dalla cenosi (associazione) dell’orno ostrieto, cosiddetta dai nomi latini dell’orniello e del carpino nero. I secondi sono invece caratterizzati dalla roverella, accompagnata da molti arbusti amanti della luce e del caldo, come il ginepro, la rosa canina e i biancospini. Sintomo del degrado boschivo e la massiccia presenza della robinia (Robinia pseudoacacia). Caratteristici sono i castagneti, dovuti all’opera secolare dell’uomo che ha piantato il castagno per usarne il legno ed i frutti; attualmente molti castagneti risultano abbandonati e si presentano misti ad altre caducifoglie quali gli aceri, i noccioli e i ciavardelli”. (C.A.I. – Provincia di Bologna, Traversata delle cinque valli). Castagneti da frutto sono ancora visibili, soprattutto nella vallata che da Loiano digrada verso Scanello e Quinzano, a ricordare un periodo in cui le castagne costituivano un elemento importante dell’economia dei paesi di montagna, andando ad integrare la tradizionale agricoltura di sussistenza. La castagna era infatti in grado di permettere la preparazione di tanti cibi diversi, tutti con ingredienti quantomai poveri: appena colte si lessavano o arrostivano; secche venivano masticate come caramelle o si bollivano; con la farina si preparavano frittelle, castagnaccio e polenta di castagno. Per quanto riguarda le piante di quercia, le troviamo su tutto il territorio, sia rovere che roverella che il cerro, prevalentemente associati alla robinia, al carpino bianco e nero e al pioppo nero cipressino. Un discorso a parte meritano gli impianti, risalenti a oltre mezzo secolo fa, di pini silvestri o, più spesso, pini neri. Concludiamo con un breve cenno alle specie di funghi più facilmente rintracciabili. Oltre alla mortale Amanita Phalloides, alle pericolose Amanita Muscaria e Pantherina, e ormai diventata rara l’Amanita Cesarea (l’ovulo buono) reperibile nei castagneti. Molto ricercati anche i prelibati cantarelli ("i galetti"), i porcini, fistuline e russole. Nei boschi misti molto comuni sono le famigliole ("i chiodini"), gli igrofori, le clitocibe, i tricoloma e le morchelle, mentre nelle radure crescono a primavera gli ottimi prugnoli ed in autunno i prataioli e le grandi mazze di tamburo. Presenti anche, in tutti i boschi di caducifoglie miste, i tartufi.