"Gli Appennini sono per me un pezzo meraviglioso del creato. Alla grande pianura della regione padana segue una catena di monti che si eleva dal basso per chiudere verso sud il continente tra due mari (...) è un così bizzarro groviglio di pareti montuose a ridosso l’una dell’altra; spesso non si può nemmeno distinguere in che direzione scorre l’acqua".
J. W. Goethe, Viaggio in Italia (1786-1788).
Viene definito Contrafforte pliocenico l'insieme di rupi rocciose in pietra
arenaria che si snodano come un bastione naturale tra le valli dei fiumi
Setta, Reno, Savena, Zena e Idice, in provincia di Bologna, nei territori
dei Comuni di Monzuno, Pianoro e Sasso Marconi (Comunità Montana
Cinque Valli Bolognesi). Le rocce costituenti il Contrafforte sono il
risultato della sedimentazione di sabbie e ghiaie trasportate dai torrenti
appenninici all'interno di un ampio golfo marino che nel Pliocene (tra
i 5 i 2 milioni di anni fa), interessava vasta parte dell'attuale Appennino
Bolognese (la linea di costa era a circa 15 km a monte rispetto alla via
Emilia). A causa dell'innalzamento e dell'abbassamento del livello del
mare (causate da glaciazioni e deglaciazioni), vi furono numerosi cicli
di sedimentazione. Le forze orogeniche innalzavano questi sedimenti da
un lato e facevano sprofondare la parte opposta, con cicli di migliaia
di anni, con una sorta di basculamento. Le successive fasi di sollevamento
della catena appenninica hanno innalzato queste rocce fino ad oltre 600
m di quota, consentendo ai fenomeni erosivi di esplicarvi la loro azione,
modellandole nelle forme che noi oggi osserviamo. Il substrato roccioso
si compone nei rilievi più elevati (ad es. Monte Adone - 655 m
s.l.m., Monte delle Formiche - 638 m, Monte Mario 466 m, Rocca di Badolo
475 m, Monte del Frate - 547 m, Sasso di Glossina) di arenarie grossolane,
di un colore giallo dorato, mentre alla base i terreni sono composti da
morbide argille, e spesso solcati da calanchi: tutte queste rocce sono
ricche di fossili marini. Il Contrafforte pliocenico caratterizza un'area
di grande interesse, non solo da un punto di vista geologico, ma anche
faunistico e ambientale. Ciò che rende particolarmente suggestiva
questa porzione dell'Appennino tosco-emiliano è la grande variabilità
ambientale con una serie di habitat rocciosi, forestali e di prateria
nettamente differenziati tra loro, nei quali nidificano rare specie di
uccelli come il Falco pellegrino, il lanario (Falco biarmicus), il Falco
pecchiaiolo, l'Albanella minore, il Succiacapre, il Tottavilla, l'Ortolano,
il Calandro e l'Averla Piccola.
Presto diventerà un'area protetta (Riserva del Contrafforte pliocenico), che avrà un'estensione di circa 757 ettari.attro prioritari, coprono oltre la metà della superficie del sito.
Tutta
la zona della Val di Zena e' molto interessante anche per la presenza
di numerosi fossili che si trovano conservati nelle argille e nelle rocce.
Numerosi i pesci fossili del genere Glupea e nel 1964 è stato ritrovato
addirittura il fossile di una balena lungo piu' di 40 metri, attualmente
conservato al Museo Paleontologico e Geologico G. Capellini di Bologna.