La storia del Monte
La storia del Monte
La presenza dell'uomo in questo appennino è documentata dai reperti fossili fin dall'età paleolitica.
La Storia Millenaria del Monte delle Formiche e del Territorio di Pianoro: Un Viaggio Attraverso Epoche e Conflitti
Introduzione: Un Territorio Intriso di Storia
Il Monte delle Formiche, un'icona dell'Appennino bolognese, non è solo un luogo di straordinaria bellezza naturale e di singolari fenomeni biologici, ma anche un crocevia di storie millenarie che affondano le radici nella preistoria e si estendono fino agli eventi più drammatici del XX secolo. La sua storia e quella del comune di Pianoro, di cui fa parte, sono un intreccio complesso di insediamenti antichi, leggende affascinanti, conflitti medievali e le cicatrici indelebili delle guerre mondiali. Questo articolo esplora le diverse epoche che hanno plasmato l'identità di questo affascinante angolo d'Italia, rivelando un patrimonio culturale e storico di inestimabile valore.
Radici Antiche: Dalla Preistoria agli Etruschi e Celti
La presenza umana nell'Appennino bolognese è documentata da reperti fossili che risalgono all'età paleolitica, testimoniando un'occupazione antichissima del territorio.1 Tracce significative di questa presenza sono state rinvenute nell'insediamento di Monte Bibele, risalente al III secolo a.C., che offre una chiara conferma archeologica della fusione culturale tra le popolazioni celtiche giunte dal nord e gli Etruschi autoctoni.1 Questa vetta, come altre vicine quali Monte Venere, Monte Adone, Monte Cerere e Monzuno (il cui nome deriva da
Mons Juno), era considerata sacra a divinità pagane in tempi anteriori all'era cristiana.2 La presenza di un antico muro accanto alla scalinata del santuario, prima della sua demolizione, suggerisce la probabile esistenza di un tempio pagano (etrusco e/o romano) sulla cima del monte, indicando una continuità di culto in questo luogo elevato.3
L'Era Romana e le Origini di Pianoro
Il passaggio dei Romani ha lasciato segni tangibili nel territorio, come evidenziato da toponimi ancora esistenti. Un esempio è la località di Sesto, il cui nome di origine romana indicava probabilmente la sesta pietra miliare lungo un'antica via.4
La storia di Pianoro, il comune in cui si trova il Monte delle Formiche, emerge ufficialmente in documenti medievali. Il nome "Pianoro" appare per la prima volta in un documento del 1009, sebbene la sua origine sia ancora oggetto di studio.1 Questo documento è stato rilasciato in "burgo Galeria plebe S. Vincentii Saltusplano territorio Bonon., iudiciaria Motinensi", e sebbene non menzioni esplicitamente un marchese Bonifacio di Toscana, il periodo storico coincide con la presenza di Bonifacio I di Toscana, marchese dall'812 all'823, capostipite delle dinastie Bavarese ed Estense.7
Il folklore locale arricchisce ulteriormente le origini del territorio con la leggenda del re etrusco Ocno, noto anche come Bianore. Si narra che Ocno sia stato il leggendario fondatore di importanti città come Felsina (l'antica Bologna), Parma e Mantova, e la sua figura è persino menzionata dal poeta Virgilio nel X libro dell'Eneide.1
Il Medioevo: Castelli, Feudi e il Legame con Bologna
Il Medioevo fu un periodo di grande fermento per l'Appennino bolognese, caratterizzato dalla presenza di numerosi castelli, molti dei quali furono distrutti da guerre feudali e, più tardi, dai conflitti mondiali.1 Tra questi, il Castello di Zena, situato alla base del Monte delle Formiche, è un esempio di fortilizio medievale che fu utilizzato come sede di un comando tedesco durante la Seconda Guerra Mondiale e subì bombardamenti, riducendosi a un rudere di grande fascino.12 Altri castelli nella zona, come quelli di Monteveglio o Ferroniano, resistettero agli assalti barbarici, ma oggi ne rimangono solo rari ruderi.15
La storia di Pianoro dal XII al XIII secolo è strettamente legata a quella di Bologna.1 Il Comune di Bologna acquisì il controllo del Castello di Pianoro nel 1221.19 Un evento significativo si verificò nel 1377, quando il castello di Pianoro, che era stato la residenza di Bonifacio di Canossa (un antenato della più famosa Matilde di Canossa), fu distrutto dai bolognesi.1 I pianoresi furono accusati di cospirare contro Bologna, e i fuorusciti della fazione scacchese, banditi dal Senato bolognese e guidati da Taddeo Azzoguidi, Ubaldo Malaccolti, Ugolmo Balduino, Azzo e Bernardo Pepoli, si rifugiarono nel castello. Il Senato di Bologna ordinò quindi l'abbattimento del castello da parte delle sue truppe.19 Di quella struttura rimase solo la chiesa parrocchiale dedicata a San Giovanni Battista, la casa del rettore e il pozzo.19
La Seconda Guerra Mondiale: Devastazione e Resilienza
Il territorio di Pianoro fu duramente colpito dagli eventi della Seconda Guerra Mondiale. Nell'ottobre del 1944, dopo lo sfondamento della Linea Gotica, l'area divenne teatro di intensi bombardamenti e cannoneggiamenti.1 Gli alleati anglo-americani, dopo diversi tentativi, riuscirono a conquistare lo sperone roccioso di Livergnano, un punto strategico sulla Strada Statale n. 65 per il Passo della Futa, ma la loro offensiva si arrestò lì.1
Per i lunghi mesi dell'inverno 1944-1945, il comune di Pianoro si trasformò in un crudo campo di battaglia tra le forze tedesche e quelle anglo-americane.1 Le conseguenze per la popolazione furono gravissime: il paese fu distrutto quasi completamente, con case, chiese, ponti, la ferrovia e numerose ville patrizie lungo la valle del Savena rase al suolo.1 Secondo le stime del genio civile, la distruzione del paese raggiunse il 98,5%.1 Pietro Nenni, figura di spicco della politica italiana, definì Pianoro il "maggiore e più doloroso esempio della barbarie nazi-fascista".17
La Memoria degli Eccidi: Il Pero di Rastignano
La memoria della guerra è ancora viva nel territorio, in particolare per gli eccidi che vi si verificarono. Nel 1974, in località "Il Pero" a Rastignano, furono scoperti 23 cadaveri in una fossa comune.1 Questi corpi sono stati attribuiti a un eccidio perpetrato dalle forze nazifasciste in ritirata, e le indagini per chiarire pienamente l'accaduto sono ancora in corso.1
È stato ipotizzato che "Il Pero" possa essere stato il luogo di esecuzione di alcuni dei 39 prigionieri prelevati dal carcere di San Giovanni in Monte a Bologna nell'aprile del 1945, catturati durante rastrellamenti nella provincia di Bologna e a Bondeno.21 Questi eventi si inseriscono nel contesto più ampio degli Eccidi di San Ruffillo, dove almeno 133 oppositori politici e partigiani furono fucilati tra febbraio e aprile 1945 dalla Guardia Nazionale Repubblicana e dalle SS.21
Conclusione: Un Patrimonio di Memoria e Resilienza
La storia del Monte delle Formiche e del territorio di Pianoro è un racconto potente di stratificazioni temporali, che va dalle prime tracce umane alle complesse dinamiche medievali e alle devastazioni del XX secolo. È una storia di resilienza, di comunità che hanno saputo ricostruire e preservare la memoria, e di un paesaggio che porta i segni di ogni epoca. Visitare questi luoghi significa intraprendere un viaggio attraverso il tempo, per comprendere non solo gli eventi che hanno segnato la regione, ma anche la forza e la determinazione delle persone che l'hanno abitata e continuano a viverla.
