"Mio padre aveva frequentato la terza Elementare e faceva il sarto
a giornata dai contadini, come si usava allora, ma conosceva brani dell'
Orlando Furioso, della Gerusalemme Liberata, e recitava a memoria interi
canti della Divina Commedia.: io appresi ad amare i libri da lui, e quel
pò di cultura che ho messo assieme, posso ben dire che proviene
dalle bancarelle, che allora erano ubicate nella caratteristica "Piazzola"
ove spendevo i pochi soldi che avevo, mentre poi anche durante la mia
vita, tante volte, facevo a meno d' un vestito o d' altre cose necessarie,
per comprare dei libri .....". Enrico Fantini
Luigi
Fantini nasce al Farneto, in Val di Zena, nel marzo 1895.
Fin da giovane nutre grande curiosità e forte interesse per i boschi
e la grotta che si trovano nei pressi della sua abitazione (Grotta del
Farneto).
Un giorno acquista un libro su alcuni manufatti preistorici rinvenuti
alla Croara e così inizia la sua voglia di scoprire. Da quel momento
comincia la sua attività di esploratore nella zona dei Gessi; nel
1932 fonda con alcuni amici il Gruppo
Speleologico Bolognese. Il gruppo scopre ed esplora la Grotta della Spipola
che si
rivelerà essere tra le maggiori cavità europee nel gesso.
Fantini entra in collaborazione con il prof. Gortani dell Istituto di
Geologia dell Università di Bologna, il quale
finanzierà le sue spedizioni nella Spipola; Fantini documenta con
la sua macchina fotografica le meraviglie della grotta e raccoglie minerali
che finiranno nei musei universitari. Nel 1936 i soci del gruppo speleologico
aprono la Spipola al pubblico. Fino al 1942 Fantini continua ad impressionare
fotografie, ma anche nel disegno si fa una reputazione.
Negli anni 30 aveva portato alla luce reperti preistorici, inoltre aveva
scoperto sul Monte delle Formiche pezzi di ftanite con segni di percussione
intenzionale, a testimoniare una presenza umana in quella zona molto più
antica di quanto non si era creduto fino ad allora.
Luigi Fantini muore nel 1978: durante la sua vita non sono mancati numerosi
riconoscimenti e apprezzamenti da parte di importanti studiosi.
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“…constatata,
dunque, la presenza di queste tipiche e pittoresche costruzioni, progettai
tosto di iniziare una raccolta fotografica, onde arricchire il mio album
interessante l’Appennino, senza pensare minimamente allo sviluppo
che la cosa avrebbe potuto prendere in seguito.”
Luigi Fantini (1895 – 1978) è il fotografo delle case antiche
dell’appennino bolognese.
Scrivere di mio zio in poche righe è difficile, tanta è
la mole di lavoro svolta nei campi più disparati, anche se, a detta
dello stesso, tre sono i più importanti:
- la speleologia – la paletnologia – la fotografia delle antiche
case dell’appennino bolognese.
Fu il fondatore del gruppo speleologico bolognese nel 1933, e a lui si
deve la scoperta della grotta della Spipola, lunga ben tremila metri.
Fu un assiduo ricercatore del Paleolitico antico bolognese, che gli avrebbe
valso l’affettuoso nomignolo “Fantini il matto dei sassi”.
Ma è della fotografia, attività a cui si è dedicato
dal 1939 al 1970, che vorrei dire qualcosa, grazie anche ai ricordi personali
di quando, ventenne, accompagnavo lo zio in bicicletta per le strade polverose
dell’appennino, a caccia di antiche case. Lo zio con la famosa ZEISS
a lastre 10x15 con il Tessar 4,5 binocolo e bloch notes ed io con album
da disegno e matite (il mio compito era disegnare quei particolari che
la macchina non riusciva a ritrarre), facevamo foto, disegni, misuravamo
sasso per sasso i portali, finestre, ecc.
La storia delle case antiche comincia nel 1038/39, quando Fantini acquista
la Zeiss 10x15 al prezzo elevatissimo, per quei tempi, di lire 1000 (
a rate naturalmente, lo stipendio dello zio non arrivava a 200 lire mensile).
Cominciai a fotografare queste umili case, chiesette in sasso, così
senza un progetto, semplicemente perché per l’ex boscaiolo
hanno una bellezza e un fascino unico, forse perché era nato in
una di quelle case di sasso, a due passi dalla grotta del Farneto. E questo
è il fatto più importante: averlo riconosciuto per primo
e volerlo documentare questo mondo, forse presagio di future sciagure.
Infatti purtroppo con lo scoppio della guerra la ricerca si interruppe
e molte case furono distrutte o gravemente danneggiate, e fu una vera
fortuna che Luigi Fantini le avesse fotografate.
Dopo la guerra la ricerca e la documentazione ricominciarono, e questa
volta con un progetto preciso: raccogliere in un volume le antiche case
dell’appennino bolognese, sistemate per parrocchie non per comune.
Una prima pubblicazione avvenne nel 1960:
Case e torri antiche dell’appennino bolognese (tipografia Mareggiani).
Una seconda, definitiva in due volumi, fu stampata per la Cassa di risparmio,
nel 1971, con il titolo “Antichi edifici della montagna bolognese”.
La Cassa di risparmio acquistò anche tutte le lastre (2000), e
i diritti, delle cose pubblicate e di altri soggetti dell’appennino
bolognese.
Penso che queste poche righe diano appena un’idea di ciò
che è stata la raccolta delle case antiche, e dei tanti anni di
ricerca che è costata quest’opera, purtroppo rimasta unica,
alla quale ho avuto prima il piacere ed ora l’orgoglio di aver partecipato.
Enrico Fantini
Fra le molteplici attività e i vari interessi culturali di Luigi Fantini ha avuto parte importante uno specifico lavoro inerente al censimento delle sorgenti esistenti nei bacini idrografici dei torrenti Savena e Zena. Nel 1942 venne distaccato per sei mesi dalla sezione autonoma di Bologna del Servizio Idrografico dipendente del Ministero dei Lavori Pubblici per eseguire il reperimento, rilevamento e misurazione delle acque risorgenti nelle aree già nominate. Fantini si trasferi per due mesi a Castel dell’Alpi, per avere facilitato il lavoro, e portò felicemente a termine il lavoro con la consueta precisione e versatilità.
L’area entro la quale furono censite le sorgenti fu di circa 300
chilometri quadrati. Il risultato ottenuto alla fine della campagna diede
la cospicua cifra di 748 sorgenti localizzate e corredate di tutti i dati
necessari :
- Coordinate geografiche,
- Quota,
- Descrizione della scaturigine,
- Portata,
- Temperatura,
- Potabilità,
- Notizie riguardanti le caratteristiche geologiche della zona,
- L’eventuale utilizzazione,
- Notizie riguardanti l’accesso.
I 16 libretti di campagna sono conservati nell’archivio storico
della biblioteca “Luigi Fantini” del Gruppo Speleologico Bolognese
– Unione Speleologica Bolognese. Nel corso di queste numerose rilevazioni
inerenti alla catalogazione delle risorgenti esistenti nel territorio
preso in esame durante la campagna estiva del 1942, non poteva certamente
sfuggire alla sensibilità estetica del Fantini l’esistenza
di alcune antiche realizzazioni architettoniche volte all’abbellimento
e a una maggiore funzionalità di alcune sorgenti che l’Autore
illustrò con sapienti documentazioni fotografiche in cui eccelleva.
Questo incarico fu particolarmente apprezzato da Fantini, in quanto gli
era così consentito proseguire in parallelo la documentazione delle
Antiche Case dell’Appennino che aveva dovuto interrompere in quanto,
in base alle norme di guerra, non nera permesso percorrere le zone montane
con binocoli e macchine fotografiche. Nel 1961 risulta una nuova campagna
idrografica, effettuata nei mesi di ottobre e novembre, atta ad aggiornare
i dati di molte sorgenti rilevate nel 1942.
Dai risultati del confronto tra le due campagne in rapporto a portata
e temperature, risultano dei cambiamenti importanti e soprattutto una
consistente regressione della portata di almeno due terzi delle sorgenti.Questo
notevole lavoro condotto con la solita scrupolosità, rappresenta
una non piccola tessera al completamento del mosaico delle attività
e degli interessi culturali del Fantini. Infatti per quanto apparentemente
slegati, seguono invece un unico filo conduttore dove le varie discipline
si intrecciano in un complesso canovaccio che rappresenta una platea culturale
omogenea e area di interscambio di idee e di futuri sviluppi.