Il santuario del Monte delle Formiche


Foto frontale del Santuario Il santuario (ecclesiasticamente denominato Santa Maria di Zena) sorge in posizione stupenda a circa 20 Km da Loiano su uno sperone roccioso (638 mt di altezza) a strapiombo sulle valli dell'Idice e Zena.
Attorniato da una bella macchia boschiva dove nei giorni della festa si svolge l'antichissima. Processione del Bosco, il luogo è ovunque conosciuto come Monte delle Formiche per un curioso fenomeno naturale che si verifica una volta all'anno da tempo immemorabile: la migrazione su questa vetta di una varietà di formiche alate (Mirmyca Scabrinodis) che nel mese di settembre giungono a sciami dal centro dell'Europa per compiere il loro volo nuziale.
Il popolo, che da sempre riveste coi colori della leggenda fatti naturali, soprattuto se imperfettamente conosciuti, ha sempre sempre creduto che queste formiche, con la loro morte rendessero omaggio alla Beata Vergine, come lasciava d'altra parte credere anche un antico distico latino riprodotto fedelmete sotto la santa immagine: "Centatim volitant formicae ad Virginis aram quo que illam voliant vistmae tatque cadunt" (Ansiose volano le formiche all'altare della Vergine, pur sapendo che ai suoi piedi moriranno).
In realtà, come tiene a precisare la Chiesa, il fenomeno migratorio di queste formiche alate non ha niente di miracoloso, anche se conserva intatto ancor oggi tutto ol suo mistero.
Questa vetta fu, in tempi anteriori all'era cristiana, sacra a divinità pagane come altre vette vicine: Monte Venere, Monte Adone, Monte Cerere, Monte Bibele, Monzuno (Mons Juno).
Le prime notizie di una chiesa cristiana in queto luogo risalgono al 1078 quando il territorio apparteneva a Matilde di Canossa che appunto in quell'anno ne fece donazione al vescovo di Pisa. Allora si chiamava Santa Maria Barbarese. Più avanti nel tempo, un documento del 1400 cita invece la chiesa con il nome di "Santa Maria Formicarum" e menziona già l'arrivo delle formiche sopra il tempio.
La chiesa fu riedificata più volte: nel Trecento, nell'Ottocento, e quella che ora vediamo risale al 1957, ricostruita nello stesso luogo su disegno dell'arch. Gaetano Marchetti, dopo la devastazione dell'ultima guerra.
Attigua alla chiesa, in una grotta scavata nello sperone di roccia su cui sorge il santuario, nel XVI sec. visse in penitenza un eremita, e ancor oggi si può leggere nella parete della grotta la firma incisa da questo solitario asceta: "Barberius iam ex religione Jesuat 1551". Il suo nome era dunque Barberio e apparteneva all'ordine dei Gesuati.
Dalla vetta del Monte delle Formiche si ammira un panorama incantevole e in certe mattine, quando la pioggia notturna ha reso tersa l'aria, lo sguardo si estende fino al litorale Adriatico e a settentrione fino alle Prealpi veronesi.
Il santuario è tutto l'anno meta di devoti che qui vengono a respirare una boccata di aria pura e ritrovare serenità e autenticità a contatto con la natura.