La Val di Zena

Un Tesoro Nascosto tra Storia Millenaria, Geologia Vivente e Natura Incontaminata nell'Appennino Bolognese


1. Introduzione: La Val di Zena, Porta dell'Appennino Bolognese

La Val di Zena si presenta come una piccola ma significativa vallata incastonata nella provincia di Bologna, un territorio dove il tempo sembra essersi stratificato, rivelando millenni di storia naturale e umana. Il suo cuore pulsante è l'omonimo torrente Zena, un corso d'acqua che, sebbene di dimensioni contenute, traccia un percorso idrografico di notevole complessità e dinamismo, tipico dell'ambiente appenninico.

Il torrente Zena ha le sue origini nelle colline a nord del crinale che separa Loiano dalla sua frazione Quinzano. Le sue sorgenti si biforcano in due rami distinti: quello occidentale nasce alle pendici del Monte Bastia, a 792 metri sul livello del mare, mentre il braccio orientale, più lungo e con una maggiore portata d'acqua, si trova in prossimità di Quinzano. È proprio qui che il torrente dà vita a uno spettacolo naturale, formando una cascata di 30 metri che si getta in una gola boscosa. I due rami si ricongiungono più a nord, in direzione di Bologna, nella località di Fornace di Zena, nel comune di Pianoro. Dopo un percorso tortuoso di circa 40 chilometri, che si snoda per una decina di chilometri in più rispetto allo sviluppo lineare della valle, il torrente Zena confluisce nel torrente Idice a San Lazzaro di Savena, in località Pizzocalvo.

Il regime idraulico dello Zena è caratterizzato da forti oscillazioni, con portate che possono raggiungere i 15 metri cubi al secondo durante le piene ordinarie e ridursi a circa 2 metri cubi al secondo in primavera, fino a prosciugarsi completamente per un paio di mesi durante l'estate. Questo andamento, influenzato dagli affluenti minori come il Rio di Gnazzano, Rio di Laurenzano, Rio dei Cani, Rio di Barbarolo, Rio di Caldarano, Rio di Bianchini e Rio dei Vinchi, rende il torrente un ecosistema idrografico particolarmente sensibile e rivela la sua intrinseca vulnerabilità.

L'accessibilità alla Val di Zena è garantita da una rete stradale che ne percorre il fondovalle. Per i primi 16 chilometri, la Sp 16 Val di Zena (o Sp 36 Val di Zena, a seconda delle fonti) collega la località La Pulce di San Lazzaro di Savena alla frazione Zena di Pianoro. Successivamente, il percorso prosegue attraverso strade comunali che si inerpicano nei territori di Pianoro e Monterenzio, fino a raggiungere l'abitato di Quinzano, nel comune di Loiano. I principali centri abitati che costellano la vallata includono La Pulce, Farneto (frazione di San Lazzaro), San Salvatore di Casola (conosciuto anche come Botteghino di Zocca) e Zena (frazioni di Pianoro), oltre a Quinzano.Questa rete viaria non è solo un mezzo di accesso, ma parte integrante di un "corridoio naturale e storico" che collega San Lazzaro di Savena all'Appennino Toscano, un tempo persino parte del Corridoio Eurovelo 7.

La valle è un crocevia di antiche vie, come la storica strada della Futa e la Via Mater Dei, che ne sottolineano l'importanza strategica e la sua vocazione a connettere territori e culture attraverso i secoli. Questa fitta rete di connessioni, che attira numerosi ciclisti, evidenzia il ruolo della Val di Zena come un punto di snodo fondamentale per l'esplorazione regionale e il turismo sostenibile.

Un elemento distintivo della Val di Zena è la sua natura relativamente incontaminata. La presenza dell'agricoltura è discreta e non invasiva, e l'assenza quasi totale di attività produttive e cave di estrazione ha preservato l'integrità ambientale del luogo. Questa condizione ha favorito l'insediamento del Parco dei Gessi Bolognesi e Calanchi dell'Abbadessa, un'area protetta di eccezionale valore geologico e naturalistico, la cui sede si trova proprio in Val di Zena, in prossimità delle grotte del Farneto, un punto di convergenza tra il Parco e la valle stessa.

La seguente tabella offre una panoramica geografica e amministrativa dettagliata della Val di Zena, consolidando le informazioni chiave per una comprensione immediata del territorio.

Tabella 1: Panoramica Geografica e Amministrativa della Val di Zena

Caratteristica

Dettaglio

Torrente Zena

 

Origine

Colline a nord del crinale tra Loiano (BO) e Quinzano (BO)

Sorgenti

Braccio occidentale: pendici del Monte Bastia (792 m s.l.m.); Braccio orientale (principale): vicino a Quinzano

Cascata

Presso Quinzano, il ramo orientale forma una cascata di 30 m in una gola boscosa

Confluenza

Nel torrente Idice a San Lazzaro di Savena, località Pizzocalvo

Lunghezza del corso

Circa 40 km, ma il suo andamento tortuoso lo rende circa 10 km più lungo dello sviluppo della valle

Affluenti minori

Rio di Gnazzano, Rio di Laurenzano, Rio dei Cani, Rio di Barbarolo, Rio di Caldarano, Rio di Bianchini, Rio dei Vinchi

Regime idraulico

Tipico dei torrenti emiliani, con portate variabili (max 15 mc/sec, min 2 mc/sec in primavera, spesso asciutto in estate)

Accessibilità

 

Strada fondovalle

S.P. 16 Val di Zena (o S.P. 36) per i primi 16 km, poi strade comunali di Pianoro e Monterenzio

Comuni e Frazioni

 

Comuni attraversati

San Lazzaro di Savena, Pianoro, Loiano, Monterenzio

Frazioni principali

La Pulce (San Lazzaro), Farneto (San Lazzaro), San Salvatore di Casola / Botteghino di Zocca (Pianoro), Zena (Pianoro), Quinzano (Loiano)

Caratteristiche Naturali

 

Natura

Poco contaminata, agricoltura non invasiva, quasi totale assenza di attività produttive e cave 

Parco

Sede del Parco dei Gessi Bolognesi e Calanchi dell'Abbadessa, presso le Grotte del Farneto

 

2. Un Paesaggio Modellato dalla Geologia e dalla Natura

 

La Val di Zena è un vero e proprio "libro di geologia a cielo aperto," un luogo dove le ere geologiche si manifestano in una successione di paesaggi e formazioni rocciose, ognuna con la sua storia da raccontare. Questa stratificazione geologica non solo modella l'ambiente, ma fornisce anche un contesto fondamentale per comprendere la ricchezza biologica e la storia umana della valle.

Al centro di questo patrimonio geologico si trova il Parco Regionale dei Gessi Bolognesi e Calanchi dell'Abbadessa, un'area protetta di straordinaria importanza. Questo parco è parzialmente sovrapposto al Sito di Interesse Comunitario (SIC) Gessi Bolognesi, Calanchi dell'Abbadessa (IT40500001), e i gessi bolognesi sono stati riconosciuti come parte del patrimonio mondiale UNESCO, inseriti nel sito seriale denominato "Carsismo nelle evaporiti e grotte dell'Appennino settentrionale".La protezione di quest'area non si limita alla biodiversità, ma si estende in particolare alla "geodiversità" tipica degli affioramenti carsici gessosi, riconoscendo che i processi geologici sono tanto cruciali da preservare quanto le specie viventi. Gli studi sul carsismo nei gessi risalgono al Settecento, con figure come l'abate Calindri, ma la ricerca speleologica sistematica ha preso il via solo negli anni '30, grazie al lavoro pionieristico di Luigi Fantini.

Le diverse ere geologiche hanno lasciato impronte indelebili nel territorio della Val di Zena. Risalendo la valle dalla sua foce, le prime colline che si incontrano sono formate dalle cosiddette "Sabbie Gialle," arenarie semi-incoerenti che rappresentano i sedimenti di un'antica zona costiera. Questo mare, risalente al Pleistocene (circa un milione di anni fa), bagnava l'intero pedeappennino fino alla Romagna. Il caratteristico colore giallo di queste sabbie, dovuto agli ossidi di ferro, fu ampiamente utilizzato negli intonaci degli edifici medievali di Bologna fino al Settecento.

Alla foce del torrente Zena, in località Pizzocalvo, un fenomeno geologico unico si manifesta con l'emergere dei "Botroidi." Si tratta di concrezioni di sabbie plioceniche, di origine marina e cementate dalla presenza di carbonato di calcio, che assumono forme antropomorfe o animali. Luigi Fantini, agli inizi del Novecento, ne raccolse un'ampia collezione, oggi esposta al Museo dei Botroidi a Tazzola, rendendo questi "sassi" una testimonianza tangibile di un passato geologico remoto.

Proseguendo, l'area intorno a Farneto e Croara rivela estesi affioramenti di gesso cristallino. Queste formazioni si sono originate durante la Crisi di Salinità Messiniana, un evento geologico globale avvenuto tra 5.59 e 5.33 milioni di anni fa, quando la collisione delle placche africana ed europea portò al prosciugamento del Mediterraneo. In lagune costiere di un'Italia allora molto diversa, i cristalli di gesso si depositarono e crebbero enormemente grazie a condizioni chimico-fisiche e temperature tropicali. Nel successivo periodo Pliocenico, il mare ricoprì questi sedimenti con centinaia di metri di sabbia. Fu solo con l'innalzamento dell'Appennino bolognese, all'inizio del Quaternario, che queste formazioni gessose furono esposte all'erosione, dando vita a un imponente fenomeno carsico con centinaia di grotte, tra cui la celebre Grotta del Farneto. La Val di Zena, con le sue doline e i vasti sistemi di grotte sotterranee, come il sistema Spipola-Acquafredda (uno dei complessi carsici più sviluppati a livello globale), è un esempio lampante di come la geologia profonda abbia plasmato il paesaggio superficiale.

Oltre le colline di gesso, il torrente Zena attraversa le "Argille Scagliose," terreni grigi caratterizzati da ripide e aspre erosioni a calanco. Queste formazioni risalgono a oltre 65 milioni di anni fa, un'epoca in cui il Mediterraneo non esisteva e un vasto oceano, la Tetide, si estendeva da est a ovest. Il movimento di placche tettoniche ha generato una gigantesca "coperta sottomarina" su cui si sono gradualmente depositate tutte le formazioni geologiche successive della valle.

Più a monte, il paesaggio si trasforma in dolci colline prevalentemente coltivate, che testimoniano l'antico fondale di un mare pliocenico. È in quest'area che, a metà del Settecento, Giacomo Biancani Tazzi documentò per primo il ritrovamento di ossa di cetacei. Nel 1965, vicino a Gorgognano, furono effettivamente scoperti i resti di una balena di 9 metri, un esemplare di Balaenoptera Aucutorostrata risalente al Pliocene (tra 2 e 5 milioni di anni fa), un'ulteriore prova dell'antica presenza marina nella valle.

Questa straordinaria diversità geologica è la base della ricca biodiversità della Val di Zena. Nonostante la vicinanza all'area urbana di Bologna, il microclima e i vari habitat del Parco dei Gessi ospitano numerose specie animali. Tra i mammiferi si trovano il mustiolo, lo scoiattolo comune, il capriolo (che sta ricolonizzando l'ambiente collinare), il lupo e il cinghiale, oltre alla volpe. L'avifauna è altrettanto varia, con lo scricciolo che predilige le zone boscose umide, l'occhiocotto in aree calde e aride, e diverse specie di picchi, cince, assioli, poiane e martin pescatori. Anche i rettili sono ben rappresentati. La flora include specie mediterranee relitte, sopravvissute a cambiamenti climatici passati, e piante che completano il loro ciclo vegetativo in autunno e primavera, come la sassifraga annuale e la draba primaverile. La Val di Zena, con la sua eccezionale geodiversità, funge da modello per la protezione di ecosistemi carsici unici, la cui conservazione è fondamentale per la salute ambientale del territorio.

 

3. Eco della Storia: Dalla Preistoria ai Borghi Medievali

 

La Val di Zena è un vero e proprio "archivio a strati" dell'interazione umana con l'ambiente, dove le testimonianze di civiltà antiche si fondono con le trasformazioni geologiche, offrendo una narrazione profonda e ininterrotta della presenza umana.

Le radici storiche della valle affondano nella preistoria, con la Grotta del Farneto che rappresenta uno dei siti archeologici più significativi. Scoperta nel 1871 da Francesco Orsoni, questa grotta è celebre per i rinvenimenti di sepolture e manufatti risalenti all'Età del Rame e al periodo del Bronzo. Luigi Fantini (1895-1978), una figura centrale nella storia della Val di Zena, condusse esplorazioni fondamentali a partire dagli anni '30, scoprendo reperti di inestimabile valore, inclusi teschi umani e manufatti litici, che testimoniano l'uso della grotta come rifugio e abitazione da parte dell'uomo preistorico, in particolare per pratiche pastorali stagionali durante l'Età del Bronzo. Il Museo della Preistoria “Luigi Donini” a San Lazzaro di Savena espone gran parte di questi reperti, ricostruendo il passato umano del territorio. Il ruolo di Luigi Fantini, pioniere della speleologia, archeologo, geologo, fotografo e scrittore autodidatta, è quello di un vero "custode e narratore" della Val di Zena. Il suo impegno ha portato alla fondazione del Gruppo Speleologico Bolognese nel 1932 e alla scoperta di importanti cavità come la Grotta della Spipola, contribuendo in modo determinante alla comprensione e alla protezione del patrimonio carsico e archeologico della valle. La sua eredità è così radicata che un percorso culturale, la "Via del Fantini," di circa 50 km, collega i luoghi significativi della sua vita e delle sue scoperte.

Altre testimonianze di civiltà antiche e di un passato ancora più remoto arricchiscono il racconto della Val di Zena. Nel 1965, in località Gorgognano, furono rinvenuti i resti di una balena di 9 metri, un esemplare di Balaenoptera Aucutorostrata risalente al Pliocene (tra 2 e 5 milioni di anni fa), un'eloquente prova dell'antico mare che un tempo copriva la valle. Oggi, un suggestivo monumento raffigura la balena nel luogo del ritrovamento, trasformando una scoperta paleontologica in un punto di interesse culturale. Più a monte nella valle, il Parco Archeologico di Monte Bibele custodisce i resti di un importante villaggio etrusco-celtico, un insediamento dove le due popolazioni convissero pacificamente prima della sua distruzione per mano romana. Case restaurate e una cisterna sono ancora visibili, e i reperti della vicina necropoli di Monte Tamburino sono conservati nel Museo Luigi Fantini di Monterenzio.

La valle è punteggiata da borghi e fortificazioni che narrano l'evoluzione degli insediamenti umani nel corso dei secoli. Il Castello di Zena, le cui origini si perdono prima dell'anno Mille, fu una proprietà strategica di Matilde di Canossa e un borgo fortificato, di cui rimangono resti di torri e una sala d'armi. Nonostante le successive modifiche, il castello conserva ancora oggi una sua dignità e bellezza.18 Nelle vicinanze, la Torre dell'Erede, risalente al XIV secolo, fungeva da vedetta, completando il sistema difensivo. Quinzano, un antico borgo del Comune di Scanello, presenta caratteristiche architettoniche che ne attestano l'importanza già tra il XIII e il XIV secolo, con almeno due case-torre che ne definivano l'assetto difensivo. San Salvatore di Casola, noto anche come Botteghino di Zocca, vanta un'antichissima chiesa parrocchiale dedicata al SS. Salvatore, menzionata già nel 1300. Distrutta durante la Seconda Guerra Mondiale, la chiesa fu ricostruita nel 1953. Il borgo stesso, originariamente situato sul crinale tra Montecalvo e Riosto, passò sotto il Comune di Pianoro nel 1810. La frazione La Pulce, nel comune di San Lazzaro di Savena, ha visto una significativa espansione edilizia negli anni '80 e '90, favorita dalla vicinanza a San Lazzaro e Bologna. Questo sviluppo ha modificato il suo aspetto, in parte dovuto all'acquisizione di terreni ecclesiastici da parte del comune per la costruzione di alloggi popolari.L'evoluzione demografica e architettonica di questi borghi riflette le dinamiche socio-economiche più ampie, come la ricostruzione post-bellica e l'espansione suburbana, che hanno plasmato le aree rurali vicine ai grandi centri urbani.

La Val di Zena è anche un luogo intriso di fede e leggenda. Il Santuario del Monte delle Formiche (Santa Maria di Zena) sorge su uno sperone roccioso che domina le valli dell'Idice e di Zena. È una delle pievi più antiche del bolognese, con una chiesa cristiana presente dal 1078, probabilmente edificata su un sito consacrato a divinità pagane. Il santuario è noto per un affascinante e misterioso fenomeno naturale: ogni anno, nei primi giorni di settembre, centinaia di formiche alate (

Mirmyca scabrinodis) compiono il loro volo nuziale intorno alla chiesa. Questa tradizione si accompagna a riti religiosi, con i fedeli che raccolgono le formiche benedette, credute avere capacità terapeutiche. Sotto la chiesa del Monte delle Formiche si trovava la Tana del Romito, una piccola cavità abitata nel XVI secolo da un eremita di nome Barberio, purtroppo crollata nel 2003.

Le antiche vie che attraversano la Val di Zena sono anch'esse parte integrante della sua storia. La Via della Futa, storica strada sul crinale tra Savena e Idice, è stata per secoli un asse portante per i transiti commerciali e culturali tra il Nord e l'Italia peninsulare.La Flaminia Minor, un'antica strada militare romana, i cui resti sono ancora presenti lungo la "Via degli Dèi," testimonia la presenza romana nel territorio. La Via Mater Dei, un percorso di pellegrinaggio dedicato ai Santuari Mariani dell'Appennino Bolognese, attraversa la Val di Zena nella sua seconda tappa, offrendo ai pellegrini un cammino di riflessione e bellezza.

La seguente tabella riassume i momenti salienti della storia della Val di Zena, evidenziando la profondità temporale e la ricchezza degli eventi che l'hanno plasmata.

Tabella 2: Cronologia Storica Essenziale della Val di Zena

Periodo/Anno

Evento/Scoperta

Significato/Rilevanza

Oltre 65 milioni di anni fa

Formazione delle Argille Scagliose

Origine dall'Oceano Tetide, base geologica della valle

5.59-5.33 milioni di anni fa

Crisi di Salinità Messiniana e formazione dei Gessi

Prosciugamento del Mediterraneo, origine delle formazioni carsiche

2-5 milioni di anni fa (Pliocene)

Antico mare pliocenico; ritrovamento Balena della Val di Zena

Testimonianza di un ambiente marino preistorico; scoperta paleontologica

Circa 1 milione di anni fa (Pleistocene)

Formazione delle Sabbie Gialle

Sedimenti di un'antica zona costiera; colore distintivo per l'architettura bolognese

Età del Rame / Bronzo

Frequentazione umana della Grotta del Farneto

Sito preistorico chiave per sepolture e manufatti

Prima dell'anno 1000

Origini del Castello di Zena

Borgo fortificato di importanza strategica

1078

Presenza di una chiesa cristiana sul Monte delle Formiche

Antiche radici religiose, possibile sito pagano precedente

XIII-XIV secolo

Importanza del Borgo di Quinzano con case-torre

Sviluppo di insediamenti fortificati medievali

1300

Inclusione della chiesa di San Salvatore nella lista di Sella

Antichità della parrocchia di Botteghino di Zocca

1871

Scoperta della Grotta del Farneto da Francesco Orsoni

Inizio delle esplorazioni sistematiche delle grotte

1927

Inizio delle ricerche paletnologiche definitive di Luigi Fantini

Contributi fondamentali alla preistoria locale

1932

Fondazione del Gruppo Speleologico Bolognese da Luigi Fantini

Nascita della speleologia organizzata nel bolognese

1953

Ricostruzione della chiesa di San Salvatore a Botteghino di Zocca

Rinascita post-bellica del patrimonio religioso

Anni '60 - '70

Espansione edilizia a La Pulce e Botteghino di Zocca

Sviluppo urbano legato alla vicinanza con Bologna

1977

Chiusura delle cave di gesso

Fine dello sfruttamento estrattivo, passo verso la conservazione

1988

Istituzione del Parco Regionale dei Gessi Bolognesi e Calanchi dell'Abbadessa

Protezione formale del patrimonio geologico e naturale

2009

Apertura al servizio commerciale della linea TAV Bologna-Firenze

Impatto di una grande opera infrastrutturale sul territorio

 

4. La Val di Zena Oggi: Economia, Tradizioni e Sviluppo Turistico

 

La Val di Zena, pur mantenendo una natura poco contaminata e una presenza agricola non invasiva, con una quasi totale assenza di attività produttive e cave di estrazione [User Query], ha visto una significativa transizione economica nel corso dei decenni. Storicamente, l'agricoltura era l'attività economica predominante, con pratiche che nel primo Novecento includevano l'uso di concimi chimici e macchine agricole per migliorare i rendimenti.33 La valle era inoltre parte di un sistema idrografico più ampio, dove il torrente Zena contribuiva ad alimentare la Valle di Guarda, cruciale per le bonifiche e l'agricoltura. La proprietà ecclesiastica, con vasti possedimenti, era un attore economico storicamente molto presente nel territorio.

La contemporanea identità economica della valle è stata profondamente plasmata da una scelta consapevole verso la conservazione e lo sviluppo sostenibile. La "ardua lotta per la protezione e la valorizzazione dei Gessi" che ha portato alla chiusura delle cave di gesso nel 1977, poco prima dell'istituzione del Parco nel 1988 , segna un punto di svolta. Questo passaggio da un'economia estrattiva a una basata sulla valorizzazione del patrimonio naturale e culturale ha ridefinito la "vocazione" della Val di Zena, trasformando il turismo in una delle sue principali attività "produttive."

Le tradizioni locali e l'artigianato continuano a fiorire, spesso in sinergia con la crescente vocazione turistica. La "Via del Pane dell'Appennino bolognese" valorizza i prodotti da forno, un'eredità dell'antica presenza di mulini ad acqua lungo i corsi d'acqua della zona. Il Museo "Civiltà dei Mestieri" a Pianoro offre un'immersione nelle attività lavorative e quotidiane del passato, con sezioni dedicate alla casa rurale, alla cantina, alla stalla, ai lavori agricoli e all'artigianato, inclusa una ricostruzione funzionante di un mulino ad acqua. Eventi come la "Festa della Batdura" (una manifestazione agricola), la "Sagra dei Marroni" e la "Tartufesta" mantengono vive le usanze rurali. Persistono anche echi di antiche tradizioni celtiche, riscontrabili in feste cristianizzate, nel lessico comune e in alcune ricette culinarie ed erboristiche. Il Santuario del Monte delle Formiche è un esempio emblematico di questa fusione tra natura, fede e tradizione, con il suo misterioso fenomeno annuale delle formiche volanti, accompagnato da riti religiosi e credenze sulle loro proprietà terapeutiche.

Lo sviluppo urbanistico e demografico della Val di Zena ha mostrato dinamiche diverse nei suoi centri abitati. San Lazzaro di Savena ha visto la sua popolazione quintuplicarsi tra gli anni '60 e la fine dei '70, passando da 6.000 a quasi 30.000 abitanti, uno sviluppo che le autorità hanno cercato di governare con saggezza. Pianoro conta oggi circa 17.000 abitanti. Botteghino di Zocca ha registrato una "certa espansione edilizia" negli anni '80 e '90, in parte dovuta alla sua vicinanza a San Lazzaro e Bologna [User Query]. Analogamente, La Pulce ha subito un'espansione edilizia nello stesso periodo, con il comune che ha acquisito terreni ecclesiastici per la costruzione di alloggi popolari. Questi cambiamenti demografici e architettonici riflettono le pressioni e le opportunità derivanti dalla prossimità a un grande centro urbano, mostrando come i borghi della valle si siano adattati e trasformati nel tempo.

La Val di Zena sta consolidando la sua crescente vocazione turistica, che si rivela un catalizzatore per la valorizzazione e la consapevolezza del suo patrimonio. Il Parco dei Gessi Bolognesi e Calanchi dell'Abbadessa, ora riconosciuto Patrimonio Mondiale UNESCO, è un pilastro di questa offerta, con il suo Centro Parco "Casa Fantini" situato proprio nella valle. Il Museo dei Botroidi a Tazzola e il Museo della Preistoria “Luigi Donini” a San Lazzaro sono punti di riferimento culturali che attraggono visitatori interessati alla geologia e alla preistoria. La Balena della Val di Zena, con il suo monumento, e il Castello di Zena rappresentano ulteriori attrattive storiche. La valle è particolarmente apprezzata dai ciclisti , e eventi come la "Val di Zena Biking" promuovono non solo le bellezze del luogo ma anche la sensibilizzazione sulla salvaguardia ambientale. Il Parco Museale della Val di Zena, attivo dal 2008, e le "Botteghe del Botteghino" sono esempi di iniziative comunitarie che promuovono la riqualificazione territoriale attraverso laboratori, eventi culturali (come il Land Rock Festival) e attività sociali, dimostrando come il turismo possa essere un motore per la conservazione e il coinvolgimento della comunità. Percorsi naturalistici e culturali come la Via Mater Dei e la Via del Fantini arricchiscono ulteriormente l'offerta, invitando a un'esplorazione più profonda della valle. Questo modello di sviluppo turistico, che va oltre il mero beneficio economico, promuove una connessione più profonda tra i visitatori e il patrimonio locale, favorendo sforzi di conservazione a lungo termine.

La seguente tabella elenca i principali punti di interesse e le attività disponibili nella Val di Zena, fornendo una guida pratica per chi desidera esplorare le sue meraviglie.

Tabella 3: Punti di Interesse e Attività nella Val di Zena

Nome

Località/Comune

Tipo

Descrizione Breve/Attività

Riferimento

Parco dei Gessi Bolognesi e Calanchi dell'Abbadessa

San Lazzaro di Savena, Pianoro, Ozzano Emilia, Monterenzio

Parco Naturale

Patrimonio UNESCO, fenomeni carsici unici, biodiversità, escursioni

 

Grotta del Farneto

San Lazzaro di Savena (Farneto)

Sito Archeologico / Speleologico

Scoperta storica (1871), reperti Età del Rame/Bronzo, visite speleologiche

 

Museo della Preistoria “Luigi Donini”

San Lazzaro di Savena

Museo

Esposizione di reperti preistorici della valle, diorami e ricostruzioni

 

Balena della Val di Zena

Pianoro (Gorgognano)

Monumento / Sito Paleontologico

Ricostruzione di una balena pliocenica (2-5 milioni di anni fa) nel luogo del ritrovamento

 

Castello di Zena

Pianoro (Zena)

Borgo Storico / Fortificazione

Antico castello (origini pre-1000), proprietà di Matilde di Canossa, resti di torri

 

Parco Archeologico di Monte Bibele

Monterenzio

Sito Archeologico

Villaggio etrusco-celtico, case restaurate, reperti nel Museo di Monterenzio

 

Santuario Monte delle Formiche (Santa Maria di Zena)

Pianoro

Sito Religioso / Naturale

Antica pieve (dal 1078), fenomeno annuale delle formiche volanti con riti religiosi

 

Museo dei Botroidi

Pianoro (Tazzola)

Museo Geologico

Collezione di concrezioni antropomorfe raccolte da Luigi Fantini

 

Museo "Civiltà dei Mestieri"

Pianoro

Museo Etnografico

Ricostruzione di ambienti e mestieri antichi, mulino ad acqua funzionante

 

Via Mater Dei

Attraversa Val di Zena

Percorso di Pellegrinaggio

Itinerario dedicato ai Santuari Mariani dell'Appennino Bolognese

 

Via del Fantini

Attraversa Val di Zena

Percorso Culturale

Collega luoghi significativi della vita e delle scoperte di Luigi Fantini

 

Val di Zena Biking

Val di Zena

Attività Sportiva

Pedalata non competitiva per promuovere la valle e la salvaguardia ambientale

 

Botteghe del Botteghino / Parco Museale Val di Zena

Pianoro (Botteghino di Zocca)

Centro Comunitario / Culturale

Laboratori, eventi (Land Rock Festival), attività sociali per la riqualificazione territoriale

 

 

5. Sfide e Prospettive Future: L'Impatto dell'Alta Velocità

 

Nonostante la sua natura incontaminata e la ricchezza del suo patrimonio, la Val di Zena si trova di fronte a una delle sfide più significative del suo futuro: l'attraversamento del Treno ad Alta Velocità (TAV). La linea AV/AC Bologna-Firenze, inaugurata nel 2009, si estende per 91,4 chilometri, di cui ben 80,5 chilometri in galleria. I lavori di costruzione, iniziati nel 1995, hanno comportato la realizzazione di nove gallerie naturali per circa 73 chilometri e 13 "finestre" (attacchi intermedi) per 12 chilometri, con opere imponenti come la Galleria Pianoro (10.843 metri) e la Galleria Monte Bibele (9.243 metri) che solcano l'Appennino.

Questo progetto ha generato notevoli implicazioni ambientali e controversie. I lavori di scavo sotto l'Appennino hanno causato "notevoli modifiche dell'ecosistema locale e presunti danni ambientali". In particolare, è stato documentato un significativo "deflusso di falde, torrenti, pozzi e fonti sorgive" che ha interessato le aree attraversate dalle gallerie di Raticosa, Firenzuola e Vaglia. Nel Mugello, in Toscana, l'impatto è stato descritto con immagini drammatiche: "foreste rinsecchite, alvei vuoti, macerie," la sparizione di 81 torrenti, 37 sorgenti, 30 pozzi e 5 acquedotti, e un "sistema idrico distrutto". Oltre alla problematica idrica, sono stati rilevati danni dovuti allo "smaltimento abusivo dei terreni di scavo". Queste problematiche hanno portato a processi legali con condanne e risarcimenti per "danni ambientali" a carico dei responsabili delle aziende costruttrici, sebbene gli esiti giudiziari siano stati complessi e soggetti a successive annullamenti. Associazioni ambientaliste come Legambiente e WWF hanno criticato la progettazione come "lacunosa" e hanno denunciato l'assenza di una "seria valutazione d'impatto ambientale," evidenziando un paradosso nello sviluppo sostenibile. Lo spreco d'acqua nei cantieri TAV, sebbene riferito principalmente alla linea Torino-Lione, è stato definito "colossale," equivalente al fabbisogno idrico di centinaia di migliaia di persone, e la preoccupazione maggiore è che tali impatti fossero spesso previsti e autorizzati in fase progettuale, considerati "irrilevanti" rispetto ai benefici ipotetici dell'opera.

Questa situazione pone la Val di Zena al centro di una tensione tra "progresso" e "conservazione." Da un lato, la Città Metropolitana di Bologna si impegna a essere un "campione nazionale ed europeo della mobilità sostenibile," con l'obiettivo di ridurre le emissioni e rendere l'ambiente più salubre. Trenitalia, dal canto suo, promuove l'uso del treno come mezzo di trasporto ecologico, informando i passeggeri sull'impatto ambientale del viaggio. Dall'altro lato, la realizzazione di infrastrutture di tale portata, pur mirando a un progresso in termini di connettività, ha dimostrato di poter causare alterazioni ambientali profonde e durature, in particolare per le risorse idriche. La Val di Zena, con la sua natura incontaminata e il suo Parco UNESCO, diventa così un simbolo di questo dilemma contemporaneo: come bilanciare le esigenze di sviluppo e accessibilità con la necessità impellente di proteggere ecosistemi fragili e un patrimonio naturale insostituibile? Questa dicotomia tra la visione di un futuro più connesso e le conseguenze ecologiche delle grandi opere rappresenta una delle sfide più pressanti per il territorio.

 

6. Conclusione: Un Futuro Sostenibile per un Passato Straordinario

 

La Val di Zena emerge come un'area di inestimabile valore, un crocevia dove la geologia millenaria, una ricchezza biologica sorprendente e una storia umana che si estende dalla preistoria ai giorni nostri si incontrano. Il suo patrimonio carsico, le scoperte archeologiche e paleontologiche, in gran parte frutto dell'opera instancabile di Luigi Fantini, la rendono un sito di rilevanza scientifica e culturale riconosciuta anche a livello internazionale, come testimoniato dallo status UNESCO del Parco dei Gessi Bolognesi e Calanchi dell'Abbadessa. L'identità profonda della valle è intrinsecamente legata alla sua natura incontaminata e alle tradizioni che, nonostante il passare del tempo e le pressioni esterne, continuano a resistere e a definire il carattere unico del luogo.

La sfida più pressante per il futuro della Val di Zena sarà trovare un equilibrio sostenibile tra le esigenze di sviluppo e accessibilità e la conservazione del suo fragile ecosistema e del suo inestimabile patrimonio storico-culturale. L'esperienza della costruzione della linea TAV ha evidenziato le complesse implicazioni ambientali che le grandi opere possono comportare, in particolare per le risorse idriche, ponendo interrogativi cruciali sulla compatibilità tra infrastrutture moderne e la salvaguardia dell'ambiente.

Tuttavia, la crescente vocazione turistica della Val di Zena, incentrata su percorsi naturalistici, culturali e sportivi, offre un modello promettente di sviluppo sostenibile. Attraverso iniziative come il Parco Museale della Val di Zena e le "Botteghe del Botteghino," si sta costruendo un futuro in cui il turismo non è solo una fonte di reddito, ma un veicolo per la sensibilizzazione ambientale, il coinvolgimento della comunità e la valorizzazione del territorio. L'impegno congiunto delle comunità locali e delle istituzioni nella gestione del Parco dei Gessi e nella promozione di queste iniziative culturali e ambientali sarà fondamentale per garantire che la Val di Zena possa continuare a essere un tesoro da scoprire, studiare e proteggere per le generazioni future, un esempio virtuoso di come un passato straordinario possa guidare un futuro sostenibile.

 

il libro sul Monte delle Formiche